
La Dolce Vitasenza fretta.

La Dolce Vitasenza fretta.

La nostra storia
Mettetevi comodi: questa è una storia che ci piace raccontare a voce, tra una portata e l'altra. Si comincia dal nome, che è la parte più corta e la più vera. Nos, in latino, vuol dire «noi». Perché al ristorante non si va mai da soli: non si dice «vado», si dice «andiamo». E perché anche noi, qui dentro, parliamo così — mai «io», sempre «noi»: quando una cosa riesce è di tutti, e quando c'è da rimediare pure. Voi dite «andiamo», noi rispondiamo al plurale. Tutto il resto viene da lì.
Da dove siamo partiti
Ve la diciamo come la pensiamo: Alberobello, di sera, ha sempre avuto poco da offrire. E a noi la sera sembrava la parte più bella della giornata — quella che meritava di più. Così l'idea non è mai stata «apriamo un altro ristorante»: era restituire alla sera il suo tempo. Una serata intera, lenta, con la sua musica. Un momento da dedicarsi.
col passo della dolce vita

Una storia, prima che un'idea
Qui il «noi» fa la sua unica eccezione, e ve la dobbiamo: l'idea è di Valerio, e di nessun altro. È partito presto, lui: via di casa al primo anno di superiori, il convitto all'istituto alberghiero di Spoleto. Poi anni a bordo delle navi — non per il mare, ma per le lingue e le culture che ti passano davanti. In famiglia, di questo mestiere, non si era mai occupato nessuno: ci è arrivato per passione, un lavoro alla volta. Nel luglio del 2016 ha ripreso in mano Palazzo Scotto, una dimora di fine Ottocento nel centro di Alberobello, cominciando dalle camere. Il ristorante, più complicato, è venuto dopo: il pezzo che mancava. Il 22 agosto 2024 abbiamo aperto NOS, dentro il palazzo — una casa che una storia ce l'aveva già. Di lei, e di tutto quello che c'è oltre la tavola, vi raccontiamo a parte.
Il «noi», in cucina
Da quegli anni sulle navi è rimasta un'idea semplice: le ricette viaggiano, come le persone. La nostra cucina nasce lì — e nasce insieme. Se sul menu cercate il nome dello chef non lo troverete, e non è una dimenticanza: i piatti li studiamo, li proviamo e li decidiamo tutti insieme, con Valerio a tenere il tempo. Una cosa suonata in gruppo, non il numero di un solista. Il come — a volte a viaggiare è la ricetta, a volte l'ingrediente — è più bello scoprirlo sul menu, che si legge come un disco: ogni piatto porta il nome di una canzone.
Si mangia e, intanto, si sorride.


Il «noi», in sala
E poi ci siamo noi — che, visto il nome, siamo il punto di tutto. NOS è diventato una piccola fucina di talenti di qui: gente di mestiere che stava per fare le valigie per l'estero e che invece ha scelto di restare, a costruire qualcosa di proprio. Siamo umili e abbiamo ancora tanta voglia di imparare — ma qualcosa, intanto, l'abbiamo imparato: l'amuse-bouche che nessuno ha ordinato e che arriva lo stesso, il calice di benvenuto, e ogni sera Martin al pianoforte, che della sala è il respiro. I volti, uno per uno, e la musica hanno le loro pagine.
Quando volete
Non è una storia finita: la suoniamo da capo ogni sera. E raccontata a voce, con un calice in mano e qualcuno al pianoforte, viene anche meglio. Dite «andiamo»: al resto pensiamo noi.